spandati


Che fatica! Ma finalmente siamo in Mongolia…
11 agosto 2009, 15:31
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Sveglia prestissimo per essere i primi della fila all’apertura della frontiera russa ma 6 team inglesi che hanno viaggiato di notte ci hanno anticipato. Poco male. Seguiremo loro così non dobbiamo scoprire noi qual’è la trafila della burocrazia doganale. Alle 13 arriviamo dal lato mongolo, finalmente. Ma e’ solo l’inizio di lunghe ore di travaglio. Dopo un’ora di pratiche con esito positivo ci fanno infatti accomodare dentro un recinto dove troviamo altre circa 30 auto del Mongol Rally che attendono il via libera. I ritardi di cui avevamo avuto minaccia via mail dall’organizzazione son purtroppo veri. E la causa e’ il solito scaricabarili per il pagamento delle tasse d’importazione dei veicoli che a noi non spettano ma di cui neppure governo mongolo o agenzia inglese vogliono farsi carico. La situazione e’ paradossale: c’e’ gente in attesa dal giorno prima che si e’ accampata con la tenda in frontiera senza poter uscire. Fortunatamente ci e’ concesso l’uso della vergognosa toilette dei camionisti! Gli inglesi organizzano partite di rugby e cricket. Alcuni ne approfittano per dormire o sistemare l’auto. Siamo gli unici italiani.

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follia alla frontiera Mongola

Alle 20, quando anche noi ci eravamo attrezzati per passare una fredda notte in territorio neutro, arriva la notizia che tutti aspettiamo: tutto e’ sistemato e possiamo fare il nostro ingresso in territorio mongolo. Non prima che gli ufficiali, che poco prima ci evitavano, abbiano scattato la foto ricordo di ogni singola auto!

Con i MongolPassengers che nel frattempo ci hanno raggiunto percorriamo i primi km di strada sterrata (allora e’ vero che in Mongolia non c’e’ praticamente strada asfaltata…!) e, siccome sta facendo buio, troviamo un posto per piantare le tende vicino ad alcune gher (tende circolari tipiche delle popolazioni nomadi locali) a cui chiediamo il permesso. Questi accettano e anzi ci invitano in casa loro a bere il latte di yak e i formaggi di capra che hanno preparato. Poi vengono ad assistere ai nostri preparativi per la notte con tutta la famiglia, dalla nonna ai nipotini che impazziscono per le foto e i regali che facciamo loro. In cambio loro ci fanno cavalcare i loro cavalli e giocare con il lupetto che stanno addomesticando (a fatica). Il nostro accampamento diventa così una piazza a cui accorrono divertiti anche dalle gher vicine! Poi quando il buio si fa serio cosí come il freddo, loro tornano al caldo e noi andiamo a rintanarci nelle tende. La notte sarà decisamente ventosa e fredda (siamo sempre oltre i 2000m) e ci riserverà anche un forte temporale cui le tende resistono fortunatamente bene.

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la valle dei nostri ospiti

 

le nostre vicine di Gher

le nostre vicine di Gher

...e i loro bambini

...e i loro bambini

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Mongolia… arriviamo!
10 agosto 2009, 16:10
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Siamo arrivati alla frontiera con la Mongolia alle 21, dopo 12 ore di guida, ed é chiusa. Domattina alle 9 apre e speriamo di passare velocemente. Poi da domani difficilmente avremo occasione di aggiornare il diario fino a Ulaan Baatar perchè il telefono non prenderà la rete. Avremo a disposizione solo il satellitare per le emergenze.

Per arrivare fino a qua oggi abbiamo percorso circa 750 km di Russia che ci hanno veramente sorpreso. Dalla cittadina di Gorno-Altaiysk, circa 250 km a sudest di Barnaul, il paesaggio che ci accompagna risalendo la valle creata dal fiume Chuya è veramente sensazionale. Siamo infatti circondati da montagne con boschi di conifere e numerosi si susseguono pascoli abitati da mandrie di vacche finalmente belle grasse che paiono autosufficienti (non vediamo mai il pastore) col rischio di trovarsele spesso in mezzo alla strada. Tanti sono i villaggi che sono sorti lungo il fiume, composti da microscopiche casette in legno che non crediamo possano superare i 20mq di superficie, certe volte interrate e di cui si può vedere il solo tetto dalle falde molto inclinate. Risalendo la valle il paesaggio si fa inevitabilmente sempre meno verde e abitato e la temperatura cala decisamente. Siamo passati dai 35 gradi di Istanbul ai 10 delle montagne turco-iraniane e di nuovo dai 40 di Teheran ai 10 di oggi!

Negli ultimi 100km finiamo di salire ma rimaniamo in quota su un altopiano di enormi dimensioni da cui possiamo vedere le montagne che ci circondano. Arriviamo alla frontiera ma è tardi e, come previsto, già chiusa. Entriamo in un negozio per comprare cibo e informarci su dove possiamo mettere la tenda e una signora ci indica il prato dietro casa sua. Circondati dai suoi figli cominciamo ad accamparci; i bambini sono quattro, hanno dai 3 agli 8 anni e sono incuriositi dalla macchina e da tutto quello che tiriamo fuori da essa. Ci accolgono festosi anche grazie alle caramelle che regaliamo loro e che divorano. Ci colorano poi la macchina con i nostri pennarelli. Mangiamo molto velocemente carne in scatola con mais e pane perchè comincia a far freddo. Il sole è sceso e il nostro campo-base é oltre i 2500 metri. Siamo pronti ad andare a letto, vestiti pesanti e contenti di aver con noi dei sacchi a pelo dignitosi. Le vacche hanno liberato il nostro prato e la tenda è su. Ma vediamo arrivare alla sbarra della frontiera, che dista circa 300 metri da noi, un’auto inglese di un altro team.

Ci avviciniamo e vediamo che si tratta di Annette, una signora tedesca che vive a Dublino da dieci anni che, da sola, sta facendo il Mongol Rally. Le facciamo parcheggiare l’auto accanto alla nostra tenda e, dopo aver chiacchierato una mezz’ora con lei scoprendo che c’é gente più avventurosa di noi, la salutiamo. Lei dormirà in auto. Domani ci aspetterà la follia della frontiera mongola!

Più ci avvicinavamo al confine oggi ci si rendeva conto di essere un po’ più emozionati del solito…

PS salendo abbiamo incrociato un Land Rover Defender superaccessoriato da combattimento (quasi come la Poderosa) con targa italiana. Ci siamo fermati e abbiamo scoperto essere due Milanesi che hanno girato tutta la Mongolia per conto loro. Ci hanno dato alcune utili informazioni sullo stato delle strade e su dove é meglio non passare.



Divagazione siberiana
9 agosto 2009, 11:53
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Ieri tre ragazzi di Semey che ci hanno visto in difficoltà ci hanno aiutati ad orientarci per trovare l’albergo che cercavamo. Poi son tornati per cena (soliti shashlick, plov e pivo) e ci hanno portati con la loro auto prima a vedere l’inquietante monumento alle vittime degli esperimenti nucleari a forma di fungo atomico, poi in una discoteca a bere vodka e ballare. Per la prima volta ci siamo concessi una serata diversa, decisamente più movimentata delle solite, approfittando anche del fatto che la tappa successiva non dovrebbe essere troppo impegnativa.

Stamattina arriviamo alla frontiera russa verso le 11 dopo aver percorso 100km di strada in mezzo ai boschi. Faremo il nostro ingresso nel nuovo paese però solo alle 16, compresa l’ora in più aggiunta per il passaggio di fuso orario. La burocrazia é sempre snervante. Il lato kazako in particolare, dove subiamo una nuova procedura che non ci era ancora capitata: due cani antidroga girano intorno alla nostra auto per un quarto d’ora annusando tutto. Per avere un test di riferimento (per tarare il tartufo) i militari nascondono della droga nel nostro cofano!!
Le operazioni in Russia sono invece molto più veloci anche se son molto più seri, non fanno le solite battute. E ci controllano di nuovo i bagagli, ma abbastanza sommariamente. Mezz’ora dopo il nostro ingresso in Russia veniamo fermati di nuovo a un posto di blocco dove ci chiedono di controllare i bagagli!! I nervi son tesissimi ma subiamo il tutto. In particolare questa volta controllano meglio la cassetta dei medicinali, anche se crediamo che il poliziotto non fosse in grado di sapere se son medicinali o no…

Stasera vogliamo arrivare a Barnaul, Siberia (superando quota 10mila km dalla partenza). Speriamo di trovare un letto comodo ed economico e una doccia decente. Poi domani dovremmo finalmente fare il nostro ingresso in Mongolia! Sappiamo che l’ultima frontiera che ci aspetta sarà anche la più dura.

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Di seguito alcune note, in riferimento a quanto scritto nei giorni scorsi:
Ci siamo dimenticati di dirvi che dopo le prime buche bulgare abbiamo rotto tutti i ganci che tengono il collettore dello scarico sotto l’auto dal motore alla marmitta. Abbiamo fissato tutto con metri di fil di ferro che però ogni due giorni dobbiamo rifare!
Il cuore LuLu è saldamente aggrappato al cofano.
Se fossero effettivamente aquile quelle viste ieri non lo sappiamo e ne dubitiamo fortemente; erano però di sicuro grossi uccelli rapaci!
Ieri sera Nico é stato ufficialmente soprannominato Borat dal deejay del locale kazako!!!
Ciao a tutti



Dove volano le aquile
8 agosto 2009, 15:14
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Ieri e oggi tapponi di trasferimento per avvicinarci alla frontiera Russa in mezzo al nulla Kazako.

Abbiamo percorso 1200km in due giorni attraversando zone disabitate ma incontrando paesaggi nuovi che ci hanno emozionato ancora una volta. Ieri mattina ci siamo ritrovati ad Almaty con i MongolPassengers, che ora sono in quattro per l’arrivo in aereo del papà di Jacopo, Marzio, che lavora come cardiochirurgo in Sudan per Emergency a Khartoum. Appena lasciata la grande città Kazaka lo spettacolo è notevole; dirigendoci verso nordest si passa infatti a fianco del lago Kapshagay con sullo sfondo le vette innevate fino ad arrivare a poche decine di km dalla Cina. Quindi si devia verso nord e ci troviamo immersi nella steppa vera e propria per centinaia di km.

la steppa infinita...

la steppa infinita...

Stanchi, decidiamo di accamparci con le tende perché non esistono alternative e perchè troviamo un posto molto bello, circa un centinaio di km dalla cittadina di Usharal: una collina con una conca che ci permette di nascondere tende e auto da occhi indiscreti. Prepariamo la cena con i fornellini: una busta di riso ai piselli insieme a una di riso ai carciofi, con i formaggini tigre sciolti dentro e il pane avanzato da pranzo; praticamente il pastone dei cani, che però ci sembra la cosa più buona del mondo in quel momento ma, soprattutto, ci sfama a dovere. Quindi pesche sciroppate e caffè giusto per rifarci la bocca!

l'accampamento sul panettone nel bel mezzo del nulla

l'accampamento sul panettone nel bel mezzo del nulla

Alle 21.30 è buio pesto e siam pronti ad entrare in tenda. Prima però diamo uno sguardo intorno dalla vetta della collina. Scopriamo di essere sull’unico rilievo nel mezzo di una pianura infinita. Stimiamo di riuscire a vedere i fari che percorrono la nostra stessa (nonchè unica) strada per un raggio di circa 15km. Inoltre c’è una luna piena favolosa e una stellata mozzafiato. Fa anche fresco ma non troppo. Dormiamo bene.

muna si avventura a fare il fotografo

Muna si avventura a fare il fotografo

La mattina dopo sveglia all’alba con le aquile che sorvolano le nostre tende a bassa quota: meraviglioso! Durante tutta la giornata ne incontreremo ancora alcune in diversi momenti. Giusto il tempo di farci un caffè e caricare le auto e via verso nord. Il paesaggio è sempre quello: la steppa! Ogni tanto qualche collina. Pochi laghetti. Per pranzo compriamo l’unica cosa che troviamo in una specie di bar lungo la strada: delle focacce fritte ripiene di carne e cipolla che ci mettono addosso una pesantezza non indifferente. A 200km da Semey la strada diventa vergognosamente brutta e la velocità media è sotto i 50km/h a causa di voragini che costringono a guidare certe volte fuori strada, appena oltre il ciglio. Oltrepassiamo Semey per cercare dove mettere la tenda in un posto tranquillo ma non troviamo nulla e torniamo indietro. Volevamo evitare la città perchè la nostra guida dice che il territorio è stato teatro dal ’49 all’89 di circa 460 test nucleari! Ma decidiamo che è meglio trovare un albergo a Semey piuttosto che improvvisare. Oltretutto qua il telefono prende molto bene e possiamo aggiornare il blog…saranno le radiazioni!!!

Domani si passa in Russia, speriamo! Ormai siamo a un centinaio di km dal confine…



Poderosa tieni duro…!
7 agosto 2009, 08:51
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Dopo aver percorso più di 8000 km vi aggiorniamo sulle condizioni dell’auto…obiettivo sopravvivenza!

Come sapete abbiamo tutti i principali ricambi (solo quelli economici peró) e il materiale di consumo. Ogni giorno controlliamo le cose importanti: un paio di botte al filtro aria, livello olio, pressione gomme… E serriamo tutte le 9862 viti che la Panda altrimenti perde per strada (specchietti, finestrini, alette parasole, maniglie, sedili, manovella vetro…)

la Poderosa in compagnia della MongolPalio

la Poderosa in compagnia della MongolPalio

Il portapacchi si sposta con una corsa di circa 8 cm in avanti/indietro nonostante le viti siano serrate al massimo e le guarnizioni schiacciate ma non troppo. Abbiamo tirato quindi due belle cinghie a fare da tiranti tra le portiere anteriori e il bagagliaio. E cerchiamo di non far frenate improvvise!

Lo specchietto sinistro si è spaccato qualche giorno fa. E’ di quelli regolabili a mano e la struttura interna in ferraccio di quelli Fiat anni ’80 non ha retto allo sforzo di pochi Newton. Essendo da queste parti un accessorio di importanza vitale visto che la gente si infila da tutte le parti (ma noi ci siamo adeguati molto velocemente) ed é quindi fondamentlae guardarsi le spalle, abbiamo invertito gli specchietti laterali. Ora son come quelli della Lamborghini Diablo per intenderci; e quello a destra (l’ex sinistro) sta su grazie al nastro Saratoga!

nella steppa Kazaka

nella steppa Kazaka

Il motore gira. I rumori strani che comincia a fare son normali avendo percorso metà dei km in quarta marcia perchè non ce la fa… (la stiamo tirando un po’!). Ieri abbiamo fatto fare un checkup da un amico, Evgeni Sitnichov, che nella sua officina ci ha dato un occhio ma ha ritenuto opportuno solo cambiare olio e filtro. Noi abbiamo cambiato il filtro aria e la spazzola tergi anteriore.

che bolide...!

che bolide...!

Le sospensioni hanno già fatto il loro dovere. Lo sporco lavoro è iniziato già in Bulgaria e ormai son scariche. Nonostante la doppia molla al posteriore, messa apposta per i terreni sterrati della Mongolia, il lavoro è pressochè finito quando ancora dobbiamo cominciare sul serio. Ma non è un grosso problema. Chi ci segue su altre auto dice che siamo i re del Back Flip, la capovolta all’indietro. Ogni buca o dosso che prendiamo infatti bisogna tenersi forte: facciamo dei salti e prendiamo delle botte mica male!

La macchina fuori è piuttosto impolverata. Le ruote son pulite perchè alle frontiere ti fanno passare in una fossa di acqua (in teoria) e detergente (in pratica è fangosa) ma dentro è un salotto! O almeno cerchiamo di tenerlo tale…puliamo ogni sera, mettiamo tutto in ordine e sistemiamo i 6 cuscini dai motivi floreali della suite posteriore, dove ci stiamo sparando delle grandi dormite dopo i turni al volante: vince Pietro; Nico fa fatica a starci comodo ma si é rassegnato ad andar dietro, per sua scelta!

il lato B

il lato B

L’auto desta grande interesse in chi ha la fortuna di incontrarci. Credevamo di incontrare molte Panda lungo le strade dell’est, sapendola molto diffusa, ma evidentemente questo vale solo in Italia. Da Trieste in poi abbiamo incontrato solo un paio di Panda, entrambe di team del Mongol Rally. Lo snorkel incuriosisce tutti. In effetti un po’ anche noi che non sappiamo se serve veramente. Non si capisce perchè ma metà della gente ci chiede se siamo americani anche se siamo pieni di adesivi tricolori (una cosa incredibile è che in questi paesi si trovano molti bambini che parlano inglese; i loro genitori mai!!).. In Iran invece ci scambiavano per loro conterranei per le bandiere simili. Nico anche per l’aspetto. A Pietro invece militari Turkmeni han chiesto se era ‘paesano. Meglio così…confondiamoci tra i locali….

Una nota per gli adesivi. Quelli fatti bene tengono alla grande. Altri iniziano a perder pezzi. Ce n’é uno in particolare che sta facendo tribolare Nico: un cuore rosso con scritto Nalla! E’ da una settimana che si sta staccando ma Nico, diligentemente, ogni volta lo risistema con un pezzo di nastro da pacchi. Ormai l’adesivo quasi non si vede più, ma è sempre con noi, comunque. Piuttosto Nico viaggia tenendo una mano sul cofano perchè non si stacchi e voli via!!!

Scusate se vi annoiamo con questi racconti infiniti, ma ci stiamo adeguando alla stessa infinitá della steppa, che suriamo con l’impianto stereo da qualche W che butta fuori dagli iPod i Blues Brothers, Bob Marley o Cecchi Sound System…! Oltre alle sbalorditive Radio locali talvolta: mammamia che tamarri i Kazaki!

Abbiamo saputo di team che hanno fuso il motore e hanno abbandonato il mezzo, di altri bloccati alle frontiere di Tajikistan per rischio-talebani, un inglese ha perso il passaporto ad Almaty e l’abbiamo incrociato mentre si dirigeva in bus all’aeroporto per tornare a Manchester (con la sua auto che procede…con fidanzata e amico che proseguono!!), altri spagnoli non son riusciti ad avere il visto Iraniano in tempo e hanno attraversato il mar Caspio dall’Azerbaijan al Turkmenistan aspettando una settimana che la macchina gli fosse spedita…noi non ci guardiamo indietro e continuiamo a darci di gas, seguendo i vostri consigli nei commenti!!!

Poderosa, tieni duro, ti preghiamo!!



Straordinaria accoglienza al centro MASP-AVSI
6 agosto 2009, 08:50
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Sveglia alle 10: record!…ne avevamo bisogno!
Colazione con estrema calma con caffè italiano fatto con la moka, quindi ci presentiamo a quei pochi che son rimasti (tutte donne tranne i custodi notturni) a lavorare nel Centro. Ci scusiamo se non ricordiamo i nomi di tutte! L’esuberante Sveta ci fa da Cicerone e ci spiega chi fa cosa. Ciascuno ha compiti ben precisi ma nel pomeriggio capiremo meglio. Intanto ne approfittiamo, prima per usare i loro computer per vedere le mail e aggiornarci su quanto avviene in Italia (cronaca e calciomercato), poi della presenza di Slava, un Kazako che ci porta da un suo amico, Eugeni, che ha un’officina per fare un checkup della Panda.

nell'officina dell'amico di Slava

nell'officina con Slava e Eugeni

Pranziamo con delle specie di ravioli di carne tipici (di cui scandalosamente non ricordiamo il nome) fatti freschi la mattina da una signora del quartiere che viene a fare la cuoca al Centro, poi Yuliya ci spiega brevemente cosa fanno nel Centro e ci porta a veder le diverse sedi, purtroppo non funzionanti nel periodo di agosto. Il Centro è nato ufficialmente nell’agosto del 2002 nel quartiere di Almalinskij dall’esperienza di un gruppo di Kazaki di diverse provenienze sia come cittá del Kazakhstan (principalmente Karaganda ed Almaty) sia come etnia (ve ne sono in queste zone oltre 160!) che si son ritrovati uniti dalle domande fondamentali dell’esperienza del cattolicesimo dopo aver incontrato don Eugenio Nembrini, missionario bergamasco di Comunione e Liberazione. Questi negli anni ha coinvolto sempre più i locali ed ora è tornato in Italia dopo un decennio, periodo utile per seminare e far sbocciare una comunità che è un’isola felice in un contesto non facile ma che proprio alla gente del posto che ha bisogno, spesso non credente (in Kazakhstan la maggioranza è atea o musulmana; i cattolici son forse il 2%), si rivolge attraverso numerose iniziative gratuite, organizzate dall’associazione no-profit MASP (info@masp.kz): vi è innanzitutto il centro diurno indirizzato ad adolescenti difficili (compresi orfani e provenienti dalle scuole internato) che partecipano ad iniziative di recupero scolastico, formazione, ricreazione e sport; vi è poi un centro per bambini con disabilità che, sempre gratuitamente, grazie al “Sostegno a distanza” di famiglie italiane tramite AVSI, assiste i bambini con fisioterapia, massaggi, art-terapia, logopedia, consulenza con psicologo, fornitura di medicinali, pannolini, giocattoli, cancelleria; alcuni volontari MASP si recano inoltre a dare un sostegno nelle scuole internato e nelle carceri minorili; vi è infine la scuola calcio “Inter” che organizza allenamenti settimanali e tornei stagionali.

con le ragazze del centro AVSI-MASP

con le ragazze del centro AVSI-MASP

il centro per i bambini disabili

il centro per i bambini disabili

Oltre alla beneficienza “richiesta” per regolamento del Mongol Rally consistente nel dono dell’automobile e nel contributo di 1000 sterline al CESVI, ong beneficiaria ufficiale selezionata dall’organizzazione, siamo venuti qua grazie a conoscenze comuni e in “missione” per conto della Regione Lombardia per conoscere queste persone affezionate al destino altrui e vedere di poter dare un contributo ulteriore: il bisogno é sempre tanto!

Nel tardo pomeriggio Sveta ci porta a visitare velocemente il centro di Almaty, abbastanza ricco e moderno, e in particolare la cattedrale Zenkov, praticamente l’unico edificio sopravvissuto al terremoto del 1911, realizzato nel 1904 interamente in legno (chiodi compresi) e verniciato con colori pastello, nel mezzo del parco Panfilov a poca distanza dall’imponente e inquietante monumento ai caduti. Quindi saliamo sulla collina Kök Töbe, a sud della città, da cui si puó godere del panorama verso la città (nord) e le vicinissime montagne innevate che sfiorano i 4000m (sud). Fa impressione pensare che a poche decine di km svettano i 7000m cinesi!!

Siamo invitati a cena a casa di Asset, Kazako “originale” (kazako-kazakhstano), insieme a una dozzina di persone del posto. “Intrusa” come noi c’è Giulia, Italiana di Torino che studia ad Almaty per il dottorato, qua per la seconda volta (la prima come stagista per AVSI), ormai anche lei Kazaka adottata! Si parla italiano tutta sera e si mangia pastasciutta. Poi anguria, gelato e…grappa italiana!

cena italiana a casa di Asset

cena italiana a casa di Asset

Quindi, purtroppo, dobbiamo salutare tutti, rinunciando così al torneo di calcetto.
I nostri amici italiani, i MongolPassengers, ci hanno infatti raggiunti in città e domattina dobbiamo proseguire con un lungo tappone di trasferimento. Nei prossimi giorni infatti le strade cominceranno a peggiorare sensibilmente. In più l’organizzazione ci ha mandato una mail per avvisarci che alla frontiera mongola i tempi burocratici per transitare sono oltre le 24 ore e che ha piovuto molto negli ultimi giorni e le piste di terra sono ormai di fango!

Bisogna quindi partire: la strada è ancora lunga!!



…tregua ad Almaty
5 agosto 2009, 18:27
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6b-kaz

verso Almaty

Oggi abbiamo percorso altri 800km districandoci tra una scarsa segnaletica in cirillico e con l’ulteriore complicazione di una deviazione dalla strada principale per evitare di transitare dal Kyrgyzstan e, dopo giorni di viaggio abbastanza tirati, finalmente siamo arrivati in serata nella ex capitale Kazaka.
Ad accoglierci troviamo Sveta che opera nel Centro Giovanile per AVSI. Domani ci mostrerà il complesso e i loro progetti e ci presenterà quegli ospiti del Centro che non son potuti andare in vacanza.
Nel frattempo ci porta alla camera che hanno preparato per noi e ci accompagna a far la spesa al supermercato. Ci mette a disposizione la cucina del Centro e finalmente possiamo goderci una cena italiana: pasta (Barilla) al tonno e caprese di secondo! Niente carne…quella è da due settimane che non manca mai!
L’accoglienza non è niente male. Inoltre qua parlano tutti italiano, con inflessioni bergamasche, perchè il Centro è nato dall’opera del missionario don Eugenio Nembrini, bergamasco doc, che ora è tornato in Italia avendo avviato il tutto in un decennio e lasciato poi in mano ai locali. Ci hanno proposto un Inter-Atalanta (le loro due squadre per cui stravedono e di cui il Centro è tappezzato di poster) di calcetto a 5 venerdì sera ma non sappiamo se saremo ancora qua. Domani sera però abbiamo un invito a cena a casa di un Kazako che parla anche lui italiano insieme ad altri amici.
Domattina ci concederemo una sveglia decente (non le solite 6!) con caffè (quasi) come si deve. Faremo i turisti e cominceremo a scoprire dove siamo finiti e chi ci sta ospitando così gentilmente…

con Sveta

con Sveta