spandati


Rientriamo ai box per un pit stop obbligato
13 agosto 2009, 15:34
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La luce del giorno ci permette di verificare lo stato dell’auto e vedere come ha retto al primo giorno di vero rally. Il responso e’ pessimo ma non abbastanza per fermarci. Per ora. Le sospensioni posteriori son state sovraccaricate tutto il giorno, nonostante avessimo già da giorni ridistribuito il carico per pesare maggiormente sull’anteriore. Le molle di rinforzo che avevamo fatto aggiungere all’interno delle originali sono andate e non lavorano più. Ma stiamo incontrando gente che ha rotto anche le originali e va impennata senza alcuna sospensione! Ma la nostra Panda ha avuto problemi più seri: il telaio e’ crepato con fessure di circa 5cm di lunghezza in prossimitá di entrambe le sospensioni posteriori. Infine abbiamo anche un foro di circa 1cm di diametro nella carrozzeria vicino al passaruota post sx che ci butta dentro all’auto ancora piú polvere e sabbia di quanta ne entri da ogni minima fessura. Ormai stiamo mangiando più sabbia che cibo, soprattutto quando siamo in carovana dietro agli altri, anche se a decine di metri.

Cerchiamo quindi un meccanico che possa rattoppare qua e là e troviamo uno che fa solo il saldatore, che vive all’interno di un container pieno di pezzi di ferro di qualunque misura e forma che ha raccattato in giro. Viste le condizioni delle strade deve essere abituato a certe situazioni e si mette subito al lavoro, circondato da un paio di aiutanti e da una dozzina di curiosi che ammirano la Poderosa e danno giudizi purtroppo incomprensibili! Dopo un’oretta con un rudimentale cannello in mano e senza protezione alcuna tranne un paio di occhiali da sole, la macchina e’ sistemata, finche’ dura! I MongolPassengers sono andati avanti e ci mettiamo sulle loro tracce. La strada e’ forse peggio ancora di ieri e iniziamo a incontrare a bordo strada alcuni team in panne. Alcuni in situazioni veramente brutte: degli spagnoli hanno spezzato l’asse posteriore e lo stanno sostituendo con un tubo raccattato per terra! Degli inglesi hanno bucato il serbatoio della benzina. Un’ambulanza Citroen ha il telaio spezzato in due e procede a passo d’uomo con una cinghia che la tiene insieme. Un’altra ambulanza svedese con equipaggio australiano (abbiamo incontrato anche canadesi e sudafricani!) hanno spaccato le sospensioni anteriori che hanno bucato il cofano! Altri hanno solo ruote a terra…

A metà pomeriggio riprendiamo i MongolPassengers ma il nostro telaio si e’ spaccato di nuovo da entrambi i lati sul posteriore ma in punti differenti. Troviamo un altro paesino dove un tipo ci accompagna da uno che salda. Solo che non c’e’ corrente elettrica in tutto il paese. Entrano di nascosto in una ex base militare sovietica che invece e’ allacciata e si mettono al lavoro. Intanto decidiamo di alleggerirci e smontiamo il portapacchi che regaliamo a loro insieme a una delle tre ruote di scorta, la piú vecchia. Le altre ruote le mettiamo sul cofano per spostare il peso davanti. I faretti che non hanno più la struttura li sistemiamo sempre sul cofano grazie a due fori che ci facciamo fare. Sul tetto lasciamo solo le barre per tenere la tanica della benzina e la cassetta degli attrezzi. Come pagamento al tipo allunghiamo 20 dollari ma non gli bastano (la mattina con 25 eravamo a posto) gliene diamo altri 10. Non ancora soddisfatto si prende i guanti da lavoro, un imbuto, una birra. Riusciamo a non farci portar via quello che desidera di più, cioe’ tanica, tenda e nastro isolante che ci serviranno ancora. E pensare che gli avevamo lasciato il cassone di ferro che a lui fa molto utile, siccome non ha materia prima per saldare e ci ha fatto girare mezzo paese per trovare degli scampoli utili alla nostra causa!

di nuovo sotto i ferri...

di nuovo sotto i ferri...

Nel frattempo Japo e Marzio ci vengono a prendere e ci portano all’accampamento che hanno preparato per la notte, dove troviamo anche Marco e Piccia. Ci sistemiamo anche noi e mangiamo veloci due scatolette di carne perche’ il sole e’ tramontato e il freddo sta arrivando. Un’occhiata allo sconfinato cielo mai visto con tante stelle (anche cadenti) e ci fiondiamo nei caldi sacco a pelo con la testa piena di pensieri sulle effettive possibilità di raggiungere la meta, Ulaan Baatar. Ma ci penseremo domani. Oggi siamo troppo stanchi…

la Poderosa nel nuovo allestimento leggero

la Poderosa nel nuovo allestimento leggero

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