spandati


Addio Poderosa, scusa il trattamento e grazie di tutto!!!
18 agosto 2009, 05:05
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Stamattina ci alziamo con comodo e svuotiamo l’auto di tutte le cose che può essere utile riportare in Italia. Lasciamo a bordo solo le cose ingombranti e quelle strettamente connesse all’auto (i ricambi). Quindi ci rechiamo al punto di restituzione. Veniamo accolti da un membro dello staff, lo stesso che era presente alla partenza di Milano, che ci fa salire sulla rampa per la foto di rito e firmare il registro di arrivo, dove scopriamo di essere il 133esimo team ad aver concluso l’impresa! Quindi consegniamo chiavi e documenti e firmiamo l’atto di passaggio di proprietà e finalmente entriamo nel Mongol Rally Pub a bere una meritata birra e pranzare in buona compagnia.

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...ce l'abbiamo fatta!

Salutata la mitica Panda andiamo a prendere i biglietti aerei di ritorno (torniamo mercoledì 19 alle 14 a Malpensa) e visitiamo il centro cittadino, in particolare il Palazzo d’inverno di Bogd Khan, residenza dell’ottavo Buddha vivente e ultimo re della Mongolia, edificato insieme ai sei templi del cortile interno a inizio ‘900 e unico palazzo risparmiato dai Russi. Ulaan Baatar è una città veramente unica e particolare, che poco ha a che vedere col resto della Mongolia dove la vita corre a ritmi decisamente diversi e più umani. Qua si vedono i primi segni dell’arrivo del denaro principalmente cinese, ma numerose rimangono le contraddizioni che vedono grattacieli nuovissimi ma disabitati accanto alle tradizionali gher, auto di lusso e cavalli, giovani alla moda e vecchi mendicanti. Non si può dire che la capitale Mongola sia una bella città ma di sicuro è di grande interesse anche per gli influssi della cultura derivante dalla religione Buddhista e dal forte influsso della cultura sovietica che nel resto del paese sono assai poco visibili. Di tutto questo la Piazza Sukhbaatar ne è un esempio di notevole impatto, caratterizzata dalle sue statue monumentali ed edifici kitch accostati senza un senso logico.

Domani continueremo la visita col monastero Gandan Khiid (“il grande luogo della gioia completa”) comprendente due templi e ospitante oltre 600 monaci e finalmente ci daremo a un sano occidentale shopping.

il monastero di Gandan Khiid

il monastero di Gandan Khiid

Ringraziamo tutti quelli che ci hanno permesso di compiere quest’impresa, i parenti, gli amici fedeli, i numerosi sponsor e chiunque abbiamo avuto il piacere di incontrare sulla nostra strada.



Ulaan Baatar!
16 agosto 2009, 15:36
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Stamattina ci crediamo un sacco e alle 5.30 siamo già stipati nella Poderosa. Fa un freddo cane e la notte scorsa ha pure leggermente nevicato. All’uscita del paese imbocchiamo la direzione per la capitale e abbiamo una sorpresa: c’e’ una strada asfaltata preceduta dal casello. Ma la strada e’ interrotta dopo 200 metri per tornare il solito e ormai odioso sterrato. Percorriamo 200 km in 6 ore in mezzo alle montagne. I freni son finiti; senza pastiglie ogni frenata e’ un fischio e un rischio ma non ci fermiamo per questo! C’e’ molto verde e grandi pascoli pieni di bestiame. La Mongolia ha 2 milioni e mezzo di abitanti e 34 milioni tra cavalli, cammelli, yak, montoni, capre, mucche. Inoltre nelle zone che attraversiamo oggi pare che le bestie siano particolarmente in forma avendo trovato il luogo ideale per cibo, acqua e temperatura. Ci concediamo il lusso di una pausa pranzo perche’ la sveglia all’alba ci ha messo una gran fame e nel bagagliaio abbiamo le scatole di carne, tonno, piselli, fagioli e mais che avevamo tenuto per le emergenze ma che ormai non dovrebbero servirci più.

Riprendiamo la strada e incontriamo due cicloturisti diretti alla capitale e tre mototuristi che da là provengono (a bordo di tenere’ e gs). Poco prima della cittadina di Arvaykheer ricomincia l’asfalto, questa volta per 300 km, ed é puro godimento! A un centinaio di km da Ulaan Baatar ci son lavori in corso e l’autostrada e’ interrotta; ma lo sterrato é meglio di altre volte e soprattutto non abbiamo più i timori di rovinare la macchina…posizioniamo quindi la videocamera sul cofano e ci divertiamo per una mezzoretta tra dune e pozzanghere in stile rallystico! Poi riprendiamo la strada e giungiamo nella capitale verso le ore 20 locali. Troviamo un albergo vicino al punto di restituzione e ci prendiamo la camera più bella (a un costo comunque di un quarto che in Europa) per rilassarci con una bella (e necessaria) doccia e una dormita come si deve. Domattina consegneremo la macchina all’agenzia organizzatrice e di sicuro ci si commuoverà! Poi ci organizzeremo per visitare la città e per il ritorno a casa…

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Siamo dunque arrivati quasi alla fine dell’avventura. Stanchissimi ma decisamente soddisfatti! Ci son stati momenti in cui abbiamo temuto di non farcela ma ci abbiamo creduto e non ci siamo persi d’animo. E’ stato veramente faticoso talvolta ma abbiamo trovato persone che ci hanno aiutato o permesso di godere delle situazioni senza preoccupazioni. Ringraziamo tutti! Ci porteremo nel cuore queste persone e negli occhi i luoghi meravigliosi che abbiamo avuto la fortuna di vedere… Avremo un sacco di cose da raccontare al nostro ritorno!!

Per ora e’ tutto! Appena possibile postiamo le foto. Ci spiace non aver potuto aggiornare il diario con maggiore frequenza ma abbiamo fatto il possibile!! Buonanotte…



Attraversando il Gobi
15 agosto 2009, 15:35
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Pieno di benzina, scorta di pane e acqua e alle 6,30 siamo pronti per un’altra lunga giornata. Dovremmo star chiusi in auto circa 12 ore, tenendo un ritmo superiore a quello di ieri, ma non di tanto, perche’ le riparazioni di ieri ci danno qualche garanzia in più ma non abbastanza!

 Passiamo la giornata nel Deserto del Gobi, tra sabbia in cui si affonda e sassi da evitare, sotto un cielo infinito. La direzione e’ quella giusta ma le piste sono tante e si incrociano in continuazione. Si tratta solo di scegliere la migliore, impresa quasi impossibile!

 Nel primo pomeriggio arriviamo a un fiume che dobbiamo guadare nei pressi di una sum, un villaggio di gher. Ci vengono incontro due ragazzi in moto per indicarci il punto migliore. Li seguiamo. Dobbiamo togliere i bagagli e in auto lasciare il solo pilota per essere il più leggeri ed alti da terra possibile. L’acqua arriva infatti alle portiere. Gli altri due attraversano a piedi i 15 metri di corrente piuttosto forte. Ma va tutto bene e siamo passati senza problemi. Non come l’ambulanza svedese che avevamo già incontrato due giorni fa. L’acqua e’ entrata nel motore e son fermi ad aspettare un camion che li porti alla capitale.

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 Poi riprendiamo la strada inseguiti da nuvole minacciose. Il clima e’ surreale. Lampeggia ovunque intorno a noi per oltre un’ora ma in lontananza possiamo vedere comunque il tramonto. Alle 19 arriviamo nella città di Bayankhongor e troviamo una stanza con solo due letti senza bagno, il massimo a disposizione. Appena arrivati inizia il diluvio misto a neve! Ceniamo molto velocemente nell’albergo e andiamo a letto alle 21. Domattina abbiamo infatti intenzione di svegliarci molto presto e tentare la follia di arrivare in giornata a Ulaan Baatar…

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Una lunga giornata di agonia
14 agosto 2009, 15:35
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Dobbiamo raggiungere a tutti i costi Gobi Altay. Son poco più di 200 km appena a nord del vero deserto del Gobi. Ma e’ un paesaggio piuttosto desertico comunque! Solo con meno sabbia, anche se un pò ce n’e’ anche qua. Partiamo quindi molto presto dopo aver controllato nuovamente l’auto. E ci mettiamo per strada. Decidiamo di procedere a una velocità bassissima, non oltre i 30 kn/h, per limitare il più possibile il cedimento totale e definitivo del telaio. Il regolamento del rally ci consente di non arrivare alla capitale: possiamo lasciare l’auto anche ad altre 5 città mongole disposte lungo il tragitto sud che noi stiamo percorrendo. Una di queste e’ la città cui siamo diretti oggi. Ma e’ assolutamente proibito abbandonare l’auto altrove; questo comporterebbe infatti complicazioni legali oltre che la perdita della cauzione che abbiamo versato. Dal momento infatti del nostro ingresso in Mongolia l’auto e’ intestata al governo locale. E’ come se noi fossimo ormai solo gli autisti addetti al trasferimento della macchina. Se nonostante i nostri sforzi e la buona volontà non riusciamo a  raggiungere Gobi Altay dobbiamo arrangiarci in qualche maniera per trasportare il mezzo. Alcuni si fanno trainare. Altri, che magari non hanno problemi di motore o sospensioni ma di telaio ad esempio (come noi), non possono e si fanno caricare l’auto in cima ai cassoni dei camion di passaggio, con gran dispendio di fatica e denaro! Abbiamo incontrato oggi tre inglesi su Subaru Justy che prima hanno scavato una buca per far infossare il camion e con la stessa terra una rampa per sollevare l’auto. Quindi hanno spinto l’auto in salita (noi li abbiamo aiutati) ma il dislivello rimaneva circa di mezzo metro. Sono quindi andati in giro facendo l’autostop per cercare una lamiera per colmare il dislivello e delle corde per trascinare l’auto, il che gli costerá sicuramente l’intera giornata. Quindi li abbiamo lasciati e ci siamo rimessi per strada. Speriamo di arrivare. Poi le possibilità son due: possiamo provare a raffazzonare ancora le crepe che nel frattempo si stanno di nuovo aprendo nel telaio e procedere di città in città, il che vorrebbe dire sperare di compiere l’impresa ma impiegarci molti giorni, oppure lasciare l’auto al primo punto di raccolta e prendere un pullmino o l’aereo per la capitale dopo aver staccato le targhe e concuso le formalità. Il cuore e la testa ci suggeriscono due cose diverse. Iniziamo ad arrivare alla città e poi ci pensiamo per bene… 

Siamo arrivati e abbiamo trovato una bella sorpresa: c’e’ un’officina apposta per i team con 5 meccanici che sanno il proprio lavoro (se non altro meglio dei precedenti). Hanno un capannone occupato per metà dalle auto abbandonate e per la rimanente da quelle in riparazione. Ci mettiamo in coda e, grazie ai consigli di uno spagnolo di un’altra auto, facciamo rifare il posteriore in un modo molto più solido, che dovrebbe permetterci di raggiungere la meta. Finiamo solo verso le 22 e raggiungiamo i MongolPassengers che sono in un accampamento di gher per turisti. Ci facciamo la prima meravigliosa doccia calda della settimana e ceniamo con una zuppa di carne. Poi a letto. Abbiamo deciso che non molliamo proprio ora, nonostante la situazione ci faccia demoralizzare e fare più di un pensiero, e quindi domani ci aspetta un’altra giornata delirante. Vorremmo percorrere i 390 km che ci separano dalla prima grande città, Bayankhongor, ma son tanti e sappiamo che ci aspetta il guado di un fiume piuttosto grosso. Noi ci mettiamo sulla strada convinti. Poi vedremo…!



Rientriamo ai box per un pit stop obbligato
13 agosto 2009, 15:34
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La luce del giorno ci permette di verificare lo stato dell’auto e vedere come ha retto al primo giorno di vero rally. Il responso e’ pessimo ma non abbastanza per fermarci. Per ora. Le sospensioni posteriori son state sovraccaricate tutto il giorno, nonostante avessimo già da giorni ridistribuito il carico per pesare maggiormente sull’anteriore. Le molle di rinforzo che avevamo fatto aggiungere all’interno delle originali sono andate e non lavorano più. Ma stiamo incontrando gente che ha rotto anche le originali e va impennata senza alcuna sospensione! Ma la nostra Panda ha avuto problemi più seri: il telaio e’ crepato con fessure di circa 5cm di lunghezza in prossimitá di entrambe le sospensioni posteriori. Infine abbiamo anche un foro di circa 1cm di diametro nella carrozzeria vicino al passaruota post sx che ci butta dentro all’auto ancora piú polvere e sabbia di quanta ne entri da ogni minima fessura. Ormai stiamo mangiando più sabbia che cibo, soprattutto quando siamo in carovana dietro agli altri, anche se a decine di metri.

Cerchiamo quindi un meccanico che possa rattoppare qua e là e troviamo uno che fa solo il saldatore, che vive all’interno di un container pieno di pezzi di ferro di qualunque misura e forma che ha raccattato in giro. Viste le condizioni delle strade deve essere abituato a certe situazioni e si mette subito al lavoro, circondato da un paio di aiutanti e da una dozzina di curiosi che ammirano la Poderosa e danno giudizi purtroppo incomprensibili! Dopo un’oretta con un rudimentale cannello in mano e senza protezione alcuna tranne un paio di occhiali da sole, la macchina e’ sistemata, finche’ dura! I MongolPassengers sono andati avanti e ci mettiamo sulle loro tracce. La strada e’ forse peggio ancora di ieri e iniziamo a incontrare a bordo strada alcuni team in panne. Alcuni in situazioni veramente brutte: degli spagnoli hanno spezzato l’asse posteriore e lo stanno sostituendo con un tubo raccattato per terra! Degli inglesi hanno bucato il serbatoio della benzina. Un’ambulanza Citroen ha il telaio spezzato in due e procede a passo d’uomo con una cinghia che la tiene insieme. Un’altra ambulanza svedese con equipaggio australiano (abbiamo incontrato anche canadesi e sudafricani!) hanno spaccato le sospensioni anteriori che hanno bucato il cofano! Altri hanno solo ruote a terra…

A metà pomeriggio riprendiamo i MongolPassengers ma il nostro telaio si e’ spaccato di nuovo da entrambi i lati sul posteriore ma in punti differenti. Troviamo un altro paesino dove un tipo ci accompagna da uno che salda. Solo che non c’e’ corrente elettrica in tutto il paese. Entrano di nascosto in una ex base militare sovietica che invece e’ allacciata e si mettono al lavoro. Intanto decidiamo di alleggerirci e smontiamo il portapacchi che regaliamo a loro insieme a una delle tre ruote di scorta, la piú vecchia. Le altre ruote le mettiamo sul cofano per spostare il peso davanti. I faretti che non hanno più la struttura li sistemiamo sempre sul cofano grazie a due fori che ci facciamo fare. Sul tetto lasciamo solo le barre per tenere la tanica della benzina e la cassetta degli attrezzi. Come pagamento al tipo allunghiamo 20 dollari ma non gli bastano (la mattina con 25 eravamo a posto) gliene diamo altri 10. Non ancora soddisfatto si prende i guanti da lavoro, un imbuto, una birra. Riusciamo a non farci portar via quello che desidera di più, cioe’ tanica, tenda e nastro isolante che ci serviranno ancora. E pensare che gli avevamo lasciato il cassone di ferro che a lui fa molto utile, siccome non ha materia prima per saldare e ci ha fatto girare mezzo paese per trovare degli scampoli utili alla nostra causa!

di nuovo sotto i ferri...

di nuovo sotto i ferri...

Nel frattempo Japo e Marzio ci vengono a prendere e ci portano all’accampamento che hanno preparato per la notte, dove troviamo anche Marco e Piccia. Ci sistemiamo anche noi e mangiamo veloci due scatolette di carne perche’ il sole e’ tramontato e il freddo sta arrivando. Un’occhiata allo sconfinato cielo mai visto con tante stelle (anche cadenti) e ci fiondiamo nei caldi sacco a pelo con la testa piena di pensieri sulle effettive possibilità di raggiungere la meta, Ulaan Baatar. Ma ci penseremo domani. Oggi siamo troppo stanchi…

la Poderosa nel nuovo allestimento leggero

la Poderosa nel nuovo allestimento leggero



Inizia il vero Mongol Rally!!
12 agosto 2009, 15:33
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Sveglia com Yak e una tazza di tea e suo latte!

Sveglia com Yak e una tazza di tea e suo latte!

La notte e’ stata dura e nessuno vuole uscire dal sacco a pelo. Fuori fa un freddo polare! Ci convincono i nostri ospitali vicini che ci invitano nuovamente nella loro stupenda gher per colazione, riparati dal vento tagliente e con in mano una tazza di té.

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lo sterrato mongolo

Partiamo quindi con estrema calma verso le 11 e ci mettiamo sulla strada che, dirigendosi verso sudest, porta alla capitale, nostra meta, Ulaan Baatar. Avremmo voluto percorrere la strada che corre più a nord, che ci avevano detto essere più bella, ma tutti quelli incontrati negli ultimi giorni ce l’hanno sconsigliata perché impraticabile per le tante pioggie dell’ultimo periodo. Scopriremo di aver fatto bene ad ascoltarli! La strada più “semplice” si rivela infatti piuttosto impegnativa. Percorriamo meno di 300km interamente sterrati, molto sconnessi, a una velocità estremamente bassa, almeno all’inizio. Poi prendiamo la mano ma sempre all’erta per evitare disastri ma la media rimane comunque molto bassa anche perche’ non esistono indicazioni per la direzione e bisogna arrangiarci, tra le mille piste segnate, con mappa, bussola e aiuto delle poche persone che si incontrano. Sbagliamo strada un paio di volte ma ce ne accorgiamo fortunatamente dopo poche centinaia di metri. Dobbiamo anche guadare alcuni fiumi. Tra questi uno in particolare si rivelerà ostico. Ci impieghiamo una mezz’ora per trovare il punto dove passare e per renderlo accessibile spostando dei massi ma alla fine abbiamo successo! E quelli che nel frattempo  arrivano dopo di noi (alcune auto inglesi) aspettano indicazioni, ci ringraziano e si incolonnano dietro! Durante la giornata incontriamo anche una coppia di modenesi in sella alle loro KTM che, con grande nostra invidia, viaggiano al doppio della nostra velocità. Li ritroviamo poi a notte fatta quando, dopo aver percorso le ultime decine di km senza più sole ma con i faretti di profondità accesi, arriviamo a Khovd dove ci fermiamo per la notte in un hotel insieme a molte altre auto del rally. Siamo stravolti dalla prima giornata in Mongolia ma entusiasti per quanto abbiamo visto e vissuto. I panorami che vediamo qua sono incantevoli e il cielo e’ enorme e di un azzurro mai visto prima. Stanotte poi questo stesso cielo che vediamo dalla finestra della camera ci sta deliziando di una incredibile serie di stelle cadenti…!



Che fatica! Ma finalmente siamo in Mongolia…
11 agosto 2009, 15:31
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Sveglia prestissimo per essere i primi della fila all’apertura della frontiera russa ma 6 team inglesi che hanno viaggiato di notte ci hanno anticipato. Poco male. Seguiremo loro così non dobbiamo scoprire noi qual’è la trafila della burocrazia doganale. Alle 13 arriviamo dal lato mongolo, finalmente. Ma e’ solo l’inizio di lunghe ore di travaglio. Dopo un’ora di pratiche con esito positivo ci fanno infatti accomodare dentro un recinto dove troviamo altre circa 30 auto del Mongol Rally che attendono il via libera. I ritardi di cui avevamo avuto minaccia via mail dall’organizzazione son purtroppo veri. E la causa e’ il solito scaricabarili per il pagamento delle tasse d’importazione dei veicoli che a noi non spettano ma di cui neppure governo mongolo o agenzia inglese vogliono farsi carico. La situazione e’ paradossale: c’e’ gente in attesa dal giorno prima che si e’ accampata con la tenda in frontiera senza poter uscire. Fortunatamente ci e’ concesso l’uso della vergognosa toilette dei camionisti! Gli inglesi organizzano partite di rugby e cricket. Alcuni ne approfittano per dormire o sistemare l’auto. Siamo gli unici italiani.

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follia alla frontiera Mongola

Alle 20, quando anche noi ci eravamo attrezzati per passare una fredda notte in territorio neutro, arriva la notizia che tutti aspettiamo: tutto e’ sistemato e possiamo fare il nostro ingresso in territorio mongolo. Non prima che gli ufficiali, che poco prima ci evitavano, abbiano scattato la foto ricordo di ogni singola auto!

Con i MongolPassengers che nel frattempo ci hanno raggiunto percorriamo i primi km di strada sterrata (allora e’ vero che in Mongolia non c’e’ praticamente strada asfaltata…!) e, siccome sta facendo buio, troviamo un posto per piantare le tende vicino ad alcune gher (tende circolari tipiche delle popolazioni nomadi locali) a cui chiediamo il permesso. Questi accettano e anzi ci invitano in casa loro a bere il latte di yak e i formaggi di capra che hanno preparato. Poi vengono ad assistere ai nostri preparativi per la notte con tutta la famiglia, dalla nonna ai nipotini che impazziscono per le foto e i regali che facciamo loro. In cambio loro ci fanno cavalcare i loro cavalli e giocare con il lupetto che stanno addomesticando (a fatica). Il nostro accampamento diventa così una piazza a cui accorrono divertiti anche dalle gher vicine! Poi quando il buio si fa serio cosí come il freddo, loro tornano al caldo e noi andiamo a rintanarci nelle tende. La notte sarà decisamente ventosa e fredda (siamo sempre oltre i 2000m) e ci riserverà anche un forte temporale cui le tende resistono fortunatamente bene.

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la valle dei nostri ospiti

 

le nostre vicine di Gher

le nostre vicine di Gher

...e i loro bambini

...e i loro bambini