spandati


Welcome to Iran
27 luglio 2009, 13:00
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Sveglia all’alba perchè non sappiamo quanto ci metteremo a percorrere gli ultimi km turchi e a passare la frontiera. La scelta si rivelerà saggia! Le strade da Erzurum al confine Iraniano sono conciate veramente male, piene di voragini, le peggiori mai transitate finora. Viaggiamo a 60km/h lungo dritti ma mossi stradoni sempre a una quota superiore ai 1600m. L’abbigliamento è quindi pantaloni lunghi (tra l’altro richiesti in Iran) e felpa. I villaggi si fanno sempre più radi e disabitati. Aumentano in compenso i checkpoint militari, soprattutto per chi dall’Iran sta arrivando, con tanto di carri armati puntati! Tutta scena però..

Intanto arriviamo alla frontiera. Ne intuiamo la vicinanza un km abbontante prima per una doppia fila di TIR che, avendo testato le tempistiche di passaggio della dogana, temiamo impiegheranno giorni a sconfinare. Fortunatamente le auto sfilano a fianco e davanti a noi ce ne sono solo due: due team svedesi del Mongol Rally! La loro presenza sarà di conforto nell’attesa e utile per la loro migliore padronanza dell’inglese..
Uscire da una frontiera di solito è una pura formalità. I problemi piuttosto sono nell’entrare in quella successiva. Non è così questa volta, bensì il contrario. Molto inaspettatamente.
Alla dogana turca dobbiamo fare il giro del mondo, metterci in coda con chi entra perchè non esiste una dogana di uscita, farci capire perchè nessuno conosce l’inglese tranne i mercanti che, appena entrati dall’Iran, scambiano la merce con altri civili che in pratica vivono nella zona neutra tra le due dogane insieme ai militari che sembrano chiudere più di un occhio sulle loro attività, il tutto per un paio di timbri sul passaporto. Finalmente si apre il doppio cancello stile carcere di massima sicurezza e facciamo ingresso nel territorio della Repubblica Islamica Iraniana dove veniamo accolti da un sorriso e un “welcome” dalle guardie locali. Qua le operazioni da compiere sono numerose ma gli addetti sono molto organizzati e precisi, conoscono bene l’inglese, anche simpatici.. Controllo dei visti, della carta di circolazione dell’auto, della carta verde e del carnet de passage en douane. Nessun controllo di auto e bagagli. Tutti i timori sull’importazione di denaro, apparecchi elettronici, cibo son sfatati e verso le 15.30 entriamo sul serio in Iran insieme ad altre due auto italiane che nel frattempo ci hanno raggiunto.

verso Tabriz

verso Tabriz

Facciamo il primo pieno di super a 30 centesimi di euro al litro e via in discesa veloci finalmenti su un bel manto stradale verso Tabriz e temperature più miti dove ci aspetta Hariri, altro amico dell’ormai nostro idolo zio Mario, che ci farà da guida nel caos cittadino. Hariri e suo figlio ci danno appuntamento davanti all’aeroporto pochi km prima della città per scortarci fino all’albergo che ci hanno prenotato. Il traffico è una cosa mai vista prima. Non ci lamenteremo mai più della Tangenziale Est all’ora di punta. Qua non esistono regole: i semafori son pressochè inutili, le precedenze non esistono, i pedoni si buttano tra le auto in corsa, tamponamenti ogni 5minuti, mezzi contromano, rotonde percorse in entrambi i sensi, uno smog devastante, motociclisti a tutta birra senza casco, ogni auto porta almeno 6 persone indipendentemente dalle dimensioni..una giungla! Hariri non si cura di tutto (altrimenti potremmo rinunciare ad arrivare alla meta) e si adegua. Nico con lui: Muhuna gli si attacca al posteriore e tira fuori il peggio di lui, ma ci porta a destinazione sani e salvi, Panda compresa.

L’albergo è di categoria decisamente superiore a quanto incontrato finora e con parcheggio interno. Hariri ci offre aperitivo con Mecca-Cola e poi cena in centro. Abbondante ma meno speziata e pesante dei giorni scorsi perchè cominciamo ad accusare..
Quindi ci porta a passeggiare in un parco con laghetto e fontane poco distante, pieno di gente tra cui molti accampati in tenda nei prati, come peraltro nel verde di mezza città. A giudicare dalla spensieratezza visibile in chi incrociamo, non si direbbe di essere in un regime così duro. Alcuni, Hariri compreso, ci chiedono cosa ne pensiamo di loro e della loro nazione, dispiaciuti di quello che i media fanno passare e desiderosi di dimostrare al resto del mondo la loro ospitalità verso gli stranieri, smentendo quello che è l’opinione comune.

a cena con Hariri e Pouria

a cena con Hariri e Pouria

Soddisfatti della giornata e un filo più rilassati dopo la tensione precedente l’ingresso in Iran, possiamo andare a letto. E’ tardi ma è il fuso che ci frega: il passaggio del confine ci ha tolto un’altra ora e mezza. Siamo a 5,5 ore di fuso di distanza dalla meta finale…e a 2,5 da casa!

Domani arriveremo a Tehran dove un altro amico ci farà da importante punto di riferimento…

PS scusate l’interruzione nell’aggiornare questo blog ma qua il prezioso BlackBerry ritorna un telefono puro e semplice per la schermatura che subiscono le comunicazioni (niente web e niente sms). Inoltre il PC che ci hanno gentilmente messo a disposizione a Tehran non poteva accedere al blog..

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