spandati


In Turkmenistan
31 luglio 2009, 13:04
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Dopo 4 giorni bellissimi in Iran passiamo il confine con il Turkmenistan, non senza aver prima espletato pratiche doganali infinite e piuttosto onerose insieme al team di Parma che avevamo già incontrato alla precedente frontiera con cui decidiamo di trascorrere i prossimi giorni.

segnale stradale in Farsi sulle strade Iraniane verso il Turkmenistan

segnale stradale in Farsi sulle strade Iraniane verso il Turkmenistan

Quindi scendiamo dalle montagne e dopo soli 20 km troviamo Ashgabat, la capitale turkmena, una vera e propria capitale nel deserto, interamente rifatta dopo il terremoto del ’48 grazie anche agli ingenti proventi di gas e petrolio; molto lussuosa anche se pacchiana Ashgabat è una sorta di Las Vegas disseminata di lussuosi grandi alberghi bianchi e piena di monumenti al Turkmenbashi Niyazov, il “padre dei Turkmeni” che ha dato loro l’indipendenza.

Abbiamo parcheggiato la Poderosa che deve riposare almeno mezza giornata come noi che, dopo aver preso una camera, ci concediamo una doccia (e il lavaggio di qualche maglietta) prima di partire a visitare il centro entro le 23, ora del coprifuoco…

provviste al Tekke Bazaar

provviste al Tekke Bazaar

Cena dal menu particolare con cervella e montone che la fanno da padroni e colazione quasi normale l’indomani. Quindi visita allo spettacolare Bazaar di Tolkuchka di sabato mattina, probabilmente il momento in cui le attività son più ferventi, posto a circa 8km a nord di Ashgabat. In questa sorta di enorme mercato non fisso posto all’inizio del deserto possiamo finalmente cominciare a vedere il vero Turkmenistan, quello delle centinaia di donne che contrattano e vendono qualsiasi cosa nelle loro bancarelle improvvisate, ben diverso dalla “città bianca” che abbiamo potuto vedere ieri. Ci colpiscono soprattutto i vestiti delle donne, tuniche molto colorate e copricapi, che danno una visione d’assieme molto bella. Sono anche molto disponibili a comunicare con noi per sapere chi siamo, e oneste nel farsi pagare dando i resti corretti tra dollari e vecchi o nuovi manat, cosa che non ci è sempre capitata.

constrasti Turkmeni ad Ashgabat

constrasti Turkmeni ad Ashgabat

3b-ashgabat

al Bazaar di Tolkuchka fuori dalla capitale

Verso mezzogiorno ci mettiamo sulla strada verso Mary prima e Turkmenabat poi, costeggiando il deserto del Karakum verso l’Uzbekistan, strada lungo la quale incontriamo molti equipaggi diretti in Mongolia, una decina in tutto, che ritroveremo probabilmente domani alla frontiera..

La prima parte è molto brutta, piena di buche e deviazioni, un vero Rally! Ci impieghiamo 6 ore invece delle 3 e mezza segnalate dalla guida. Da Mary in poi invece l’asfalto è quasi impeccabile e il panorama fantastico. Si viaggia infatti su una lingua di asfalto nuovo immersa nel deserto, tra dune e cammelli, bassi cespugli verdi e cavalli, bancarelle di frutta e capre, piantagioni di cotone e mandrie di mucche.

guidando una carovana di mongol-rallysti con gli italiani MongolPassengers in primo piano

guidando una carovana di mongol-rallysti con gli italiani MongolPassengers in primo piano

Arriviamo a Turkmenabat piuttosto tardi e ci affrettiamo a trovare un posto sicuro per la notte. Cosa non facile perchè qua non è possibile rimanere in strada con le tende (il rischio è più per l’esercito locale che spadroneggia..) e gli alberghi son pochi e molto cari, una sorta di cartello. Alla fine troviamo giusto in tempo per il coprifuoco (le 23) una sistemazione molto buona ed economicamente abbastanza onesta, anche se da standard europeo più che turkmeno. Domattina arriveremo in Uzbekistan sperando di non impiegarci troppo tempo, anche perchè ci saranno molti altri team che oggi abbiamo incontrato per strada..

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Sorprendente Tehran
28 luglio 2009, 13:01
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Salutiamo Hariri dopo averci rifornito di ottimi dolcetti iraniani per il lungo viaggio (in quantitativo tale che dureranno giorni) e averci indirizzati sulla strada per la capitale (altrimenti impossibile da trovare). Affrontiamo quindi 9 lunghe ore di guida in un’autostrada in mezzo al nulla, dritta ma incredibilmente panoramica, economica e ben mantenuta, durante le quali capitano inaspettati e piuttosto sorprendenti episodi di cui raccontiamo brevemente: dopo alcune centinaia di km andiamo in riserva e non troviamo distributori finchè non vediamo un segnale che indica 5km al successivo. Dopo aver percorso però circa 7km non abbiamo visto nulla e ci fermiamo a chiedere spiegazioni a una pattuglia di polizia ferma a bordo strada. Molto gentilmente ci spiegano che abbiamo superato il punto di rifornimento da un paio di km e si offrono di guidarci loro dicendo di seguirli. Ci troviamo così a percorrere 2km di autostrada a tre corsie contromano in corsia di emergenza dietro la polizia per arrivare a un camion cisterna con i mozzi ruota appoggiati su mattoni collegato a una pompa di benzina, ovviamente super! Altro aneddoto è il fatto che, felici di vedere una strana auto italiana che in Iran non esiste, al casello non ci fanno pagare il pedaggio! Alla sbarra declinano la nostra offerta di dolcetti ma anzi ci offrono pistacchi!! Infine moltissimi locali, sorpresi di vedere una rarissima auto con targa straniera, ci affiancano mentre guidano come pazzi per sapere, urlando dal finestrino, chi siamo e cosa ci facciamo là, suonando il clacson e salutando, fino ad arrivare alla follia del passaggio di mano in mano di un omaggio di frutta fresca, impossibile da rifiutare, alla velocità di 100km/h rischiando (loro) la vita!!

benzina-iraniana

il benzinaio misterioso

villaggio sulla strada per Tehran

villaggio sulla strada per Tehran

Arriviamo nei pressi di Tehran e il traffico comincia a diventare infernale già 50km prima. Notiamo una cappa di smog inquietante che si rivelerà anche irrespirabile in città. Il nostro contatto, Massoud, ennesimo amico dello zio Mario, ci fa venire a prendere sotto la torre Milad da un suo dipendente che ci guida fino al suo ufficio dove lasciamo l’auto. Quindi cena squisita stranamente a base di Kebab ma in un posto veramente notevole e a letto in albergo 4 stelle, ospiti di Massoud!

L’indomani sveglia con calma e poi Mohamed, altro dipendente di Massoud che ci accompagnerà per Tehran tutto il giorno, ci viene a prendere in taxi per portarci all’enorme Bazar di 10km di viette incasinatissime e molto meno turistiche di quello di Istanbul (in tutta la giornata non vediamo mezzo straniero a parte un gruppo di ridicole giapponesi velate). Qua trattiamo come disperati e Pietro compra un paio di tappeti persiani, ma il dubbio che la contrattazione non sia andata del tutto a buon fine rimane.
Nel bel mezzo del Bazar possiamo anche dare una veloce occhiata dal suo cortile anche alla Moschea di Khomeini e quindi ci trasferiamo a visitare il vicino Palazzo di Golestan, complesso museale che in realtà non ci lascia troppo soddisfatti. Si tratta infatti di una finta architettura antica su ispirazione dei musei europei ma in stile persiano che all’interno ospita, nei rari edifici aperti alla visita, pochissime opere d’arte neanche troppo interessanti e sempre relativamente moderne (19esimo secolo) che non rendono giustizia alla lunga storia persiana.

Nel pomeriggio ci spostiamo a nord della città nel Museo del Palazzo Niyavaran, residenza estiva dell’ultimo Scià, che troviamo molto interessante, anche per i numerosi contrasti che possiamo notare al suo interno, come, per esempio, la vetrina degli alcoolici, i doni e le foto degli altri rappresentanti di stato là ospitati (come Hitler, Ataturk, Nixon e Paolo VI..). Quindi ci incamminiamo su un sentiero che risale i Monti Elburz nei pressi del quartiere Darband dove una infinità di piccoli ma frequentati locali offrono la possibilità di rilassarsi su tappeti e cuscini collocati nel torrente e nelle cascate che costeggiano il sentiero, creando uno scenario decisamente unico ma anche inquietante. Infine, dopo la lunga e poco agevole scarpinata, saliamo su una terrazza al 14esimo piano dove un coffeshop ci permette di gustarci una coca-cola originale o una terribile birra (analcolica) con vista sull’enorme città da 15 milioni di abitanti e sulle nude montagne a nord. Quindi kebab e a letto presto per prepararci alla faticosa trasferta dell’indomani e del giorno successivo verso il torrido nordest e il Turkmenistan, a smaltire le notevoli mangiate di carne e riso degli ultimi giorni.

scendendo dai Monti Elburz con Mohamed

scendendo dai Monti Elburz con Mohamed

pausa rilassante sul fiume con narghilè e thermos pieno di tea

pausa rilassante sul fiume con narghilè e thermos pieno di tea

Siamo pronti a salutare Tehran ma molto felici di aver fatto la scelta di fermarci qua anche grazie a Mario, Massoud e Mohamed che ci hanno permesso di conoscere meglio queste fantastiche città e questo popolo da cui ci siamo lasciati sorprendere volentieri e senza pregiudizi.

3a-teheran

Tehran dall'alto



Welcome to Iran
27 luglio 2009, 13:00
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Sveglia all’alba perchè non sappiamo quanto ci metteremo a percorrere gli ultimi km turchi e a passare la frontiera. La scelta si rivelerà saggia! Le strade da Erzurum al confine Iraniano sono conciate veramente male, piene di voragini, le peggiori mai transitate finora. Viaggiamo a 60km/h lungo dritti ma mossi stradoni sempre a una quota superiore ai 1600m. L’abbigliamento è quindi pantaloni lunghi (tra l’altro richiesti in Iran) e felpa. I villaggi si fanno sempre più radi e disabitati. Aumentano in compenso i checkpoint militari, soprattutto per chi dall’Iran sta arrivando, con tanto di carri armati puntati! Tutta scena però..

Intanto arriviamo alla frontiera. Ne intuiamo la vicinanza un km abbontante prima per una doppia fila di TIR che, avendo testato le tempistiche di passaggio della dogana, temiamo impiegheranno giorni a sconfinare. Fortunatamente le auto sfilano a fianco e davanti a noi ce ne sono solo due: due team svedesi del Mongol Rally! La loro presenza sarà di conforto nell’attesa e utile per la loro migliore padronanza dell’inglese..
Uscire da una frontiera di solito è una pura formalità. I problemi piuttosto sono nell’entrare in quella successiva. Non è così questa volta, bensì il contrario. Molto inaspettatamente.
Alla dogana turca dobbiamo fare il giro del mondo, metterci in coda con chi entra perchè non esiste una dogana di uscita, farci capire perchè nessuno conosce l’inglese tranne i mercanti che, appena entrati dall’Iran, scambiano la merce con altri civili che in pratica vivono nella zona neutra tra le due dogane insieme ai militari che sembrano chiudere più di un occhio sulle loro attività, il tutto per un paio di timbri sul passaporto. Finalmente si apre il doppio cancello stile carcere di massima sicurezza e facciamo ingresso nel territorio della Repubblica Islamica Iraniana dove veniamo accolti da un sorriso e un “welcome” dalle guardie locali. Qua le operazioni da compiere sono numerose ma gli addetti sono molto organizzati e precisi, conoscono bene l’inglese, anche simpatici.. Controllo dei visti, della carta di circolazione dell’auto, della carta verde e del carnet de passage en douane. Nessun controllo di auto e bagagli. Tutti i timori sull’importazione di denaro, apparecchi elettronici, cibo son sfatati e verso le 15.30 entriamo sul serio in Iran insieme ad altre due auto italiane che nel frattempo ci hanno raggiunto.

verso Tabriz

verso Tabriz

Facciamo il primo pieno di super a 30 centesimi di euro al litro e via in discesa veloci finalmenti su un bel manto stradale verso Tabriz e temperature più miti dove ci aspetta Hariri, altro amico dell’ormai nostro idolo zio Mario, che ci farà da guida nel caos cittadino. Hariri e suo figlio ci danno appuntamento davanti all’aeroporto pochi km prima della città per scortarci fino all’albergo che ci hanno prenotato. Il traffico è una cosa mai vista prima. Non ci lamenteremo mai più della Tangenziale Est all’ora di punta. Qua non esistono regole: i semafori son pressochè inutili, le precedenze non esistono, i pedoni si buttano tra le auto in corsa, tamponamenti ogni 5minuti, mezzi contromano, rotonde percorse in entrambi i sensi, uno smog devastante, motociclisti a tutta birra senza casco, ogni auto porta almeno 6 persone indipendentemente dalle dimensioni..una giungla! Hariri non si cura di tutto (altrimenti potremmo rinunciare ad arrivare alla meta) e si adegua. Nico con lui: Muhuna gli si attacca al posteriore e tira fuori il peggio di lui, ma ci porta a destinazione sani e salvi, Panda compresa.

L’albergo è di categoria decisamente superiore a quanto incontrato finora e con parcheggio interno. Hariri ci offre aperitivo con Mecca-Cola e poi cena in centro. Abbondante ma meno speziata e pesante dei giorni scorsi perchè cominciamo ad accusare..
Quindi ci porta a passeggiare in un parco con laghetto e fontane poco distante, pieno di gente tra cui molti accampati in tenda nei prati, come peraltro nel verde di mezza città. A giudicare dalla spensieratezza visibile in chi incrociamo, non si direbbe di essere in un regime così duro. Alcuni, Hariri compreso, ci chiedono cosa ne pensiamo di loro e della loro nazione, dispiaciuti di quello che i media fanno passare e desiderosi di dimostrare al resto del mondo la loro ospitalità verso gli stranieri, smentendo quello che è l’opinione comune.

a cena con Hariri e Pouria

a cena con Hariri e Pouria

Soddisfatti della giornata e un filo più rilassati dopo la tensione precedente l’ingresso in Iran, possiamo andare a letto. E’ tardi ma è il fuso che ci frega: il passaggio del confine ci ha tolto un’altra ora e mezza. Siamo a 5,5 ore di fuso di distanza dalla meta finale…e a 2,5 da casa!

Domani arriveremo a Tehran dove un altro amico ci farà da importante punto di riferimento…

PS scusate l’interruzione nell’aggiornare questo blog ma qua il prezioso BlackBerry ritorna un telefono puro e semplice per la schermatura che subiscono le comunicazioni (niente web e niente sms). Inoltre il PC che ci hanno gentilmente messo a disposizione a Tehran non poteva accedere al blog..



Tappone Dolomitico!
26 luglio 2009, 17:30
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Sveglia con tuffo nel Mar Nero e corsetta in spiaggia per sgranchire le gambe dopo giorni chiusi in scatola (ma ci crede solo Pietro che punta alla Milano City Marathon di novembre), poi si parte costeggiando il mare fino a Trabzon (Trebisonda).

mar-nero2

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Qui si lascia il mare e dirigiamo la Panda verso sudest, seguendo la (futura) autostrada che è il solito cantiere a cielo aperto, questa volta però in un contesto decisamente più godibile. Saliamo infatti oltre quota 2000m e ci troviamo inaspettatamente immersi in un panorama quasi alpino, con tanto di neve sulle cime più alte. Percorriamo circa 400km di salite e discese tra paesaggi poco abitati ma incantevoli fino a giungere a Erzurum, ultima tappa turca prima dell’ingresso in Iran previsto per domani pomeriggio.

erzurum1

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Erzurum è una cittadina che sorge a 1800m di quota e si sviluppa in lunghezza lungo la direttrice principale su cui si affacciano infiniti negozietti molto colorati. Pare non siano soliti vedere turisti occidentali da queste parti, ma gli autoctoni sono molto gentili e si offrono in diversi ad aiutarci a trovare l’hotel che la nostra guida segnala.

Abbiamo appena finito di cenare (ma la digestione è invece solo agli inizi e sarà piuttosto impegnativa) in un locale sotto l’hotel, dove per 5 euro ci hanno ucciso con qualunque cosa piccante avessero in dispensa. Purtroppo siamo in una zona tradizionalista e quindi abbiamo dovuto rinunciare all’ultima birra ghiacciata prima di entrare in un paese antialcoolico.

Domattina ci sveglieremo presto per percorrere i 200km che ci separano dal confine e giungere a Tabriz altri 200km dopo dove un amico ci attende..

Ci scusiamo se vi tediamo con lunghi racconti senza l’accompagnamento di foto, ma la tecnologia a disposizione (il BlackBerry sponsorizzato NanoSurfaces) non ci consente di più. Ma al nostro ritorno vi tedieremo anche con le foto..

Leggiamo quotidianamente volentieri i vostri commenti su questo sito. Continuate!!

Saluti a tutti.
Albi Nico Pietro
Jeff Muna Chessio



Oh Mare Nero…
25 luglio 2009, 19:09
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finalmente l'Asia!

finalmente l'Asia!

Sveglia presto e via in Asia (non solo per una cena questa volta) attraversando il Bogazici Koprusu, il primo dei due ponti che tagliano lo stretto, seguendo la direzione Ankara. Prima di arrivare alla capitale però deviamo verso nordest puntando Samsun, a metà circa della costa settentrionale turca lungo il Mar Nero.

Percorriamo in totale circa 800km in tutta la giornata lungo ampie strade dall’altimetria molto movimentata tenendo una buona media. Impieghiamo comunque 12 ore considerando anche le due pause benzina e la pausa pranzo, a causa dei numerosi cantieri per la nuova autostrada e dei molti camion (o trattori) stracarichi. Il paesaggio è piuttosto monotono e caratterizzato da colline brulle e rocciose spesso anche ripide intervallate da rara boscaglia verde. La temperatura però è fresca e gradevole durante l’intero arco della giornata.

La sera decidiamo di fermarci in un camping sulla spiaggia di Unye, cittadina di villeggiatura sul mare che troviamo un centinaio di km dopo Samsun. Piantiamo la tenda accanto all’auto e ceniamo con grigliata di carne e birra. Quindi subito a letto. Domattina è in programma sveglia con tuffo in mare prima di metterci ancora al volante..



Quarta giornata: iniziata con Efes Pilsen e conclusa con Raki Tekirdag
25 luglio 2009, 09:19
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2-istanbul

attraversando il Corno d'Oro in traghetto

Moschea Blu e Santa Sofia

Moschea Blu e Santa Sofia

il panorama dalla cena sullo stretto del Bosforo

il panorama dalla cena sullo stretto del Bosforo

Venerdì è giorno di festa nel mondo islamico. Ci adattatiamo e ci prendiamo un giorno di riposo nella capitale Turca, anche se il caos qua è lo stesso tutti i giorni della settimana: il turco non riposa mai!

Ci concediamo un’oretta di sonno in più nel dormitorio da 34 letti (!) dell’ostello che ci offre la colazione, poi usciamo a visitare la città: Aya Sofya, Sultanahmet Camii e Topkapi Sarayi al volo soprattutto per Niko(n) che li vede (e li fotografa) per la prima volta.
Poi di nuovo in Ostello per pranzare sulla terrazza vista mare con birra ghiacciata e Fish&Chips.

Pomeriggio all’insegna dello shopping sfrenato al Gran Bazaar che, viste le attitudini poco inclini al turismo di massa dei soggetti, si tramuta nell’acquisto di un solo cappello tipo panama per Niko all’esagerata cifra di 3TL (circa 1,5€).. In ogni caso ci siamo divertiti parecchio e abbiamo viste cose interessanti (che però non avrebbero trovato spazio nel nostro carico sulla Panda)!

La sorpresa più bella arriva in serata: lo zio (di Nikon) Mario ci organizza una cena con Fatih, suo caro amico di Istanbul, e sua moglie. Appuntamento alle 20 sulla sponda asiatica che raggiungiamo dopo un notevole quarto d’ora di traghetto al tramonto. Saliamo in costume, maglietta e infradito sulla sua Lexus berlina (con tanto di aria condizionata che ci pare un lusso da sultano) e arriviamo in un ristorante con tavolo prenotato nel giardino a ridosso del mare. Siamo sul Bosforo a 10km dal Mar Nero in una zona piena di verde e ville clamorose. Ci sono i fuochi d’artificio per ben due volte durante la cena. A una cinquantina di metri da noi passano molto lentamente barconi trasformati in discoteche in movimento all’aperto.

Cena di pesce. Buonissima. E Raki: una bevanda dal sapore di anice a 45gradi che si beve con acqua durante il pasto. Albi apprezza (e questo è a sua volta apprezzato dai nostri ospiti), Niko invece assolutamente no! Poi dolci locali squisiti ma che, insieme all’abbondante precedente cipolla, mettono una sete mondiale, e caffè turco imbevibile!

Fatih è estremamente gentile e generoso e ci mette a nostro agio nonostante la situazione particolare. Ci chiede di raccontargli della strada finora percorsa e dei programmi per i prossimi giorni, ci consiglia su dove passare e cosa vedere nei due giorni di Turchia che ci aspettano, chiacchiera (sempre in inglese) di tutto: calcio (è tifoso del Fenerbahce), cucina, Italia, letteratura, politica, fotografia (dà a Niko qualche dritta per tirar fuori il meglio dalla sua D40 smontando le sue poche certezze), lavoro, religione..

Al termine di una serata da mille e una notte ci porta in auto fino in centro, vicino al nostro ostello, facendoci da cicerone nelle zone più interessanti. Durante il viaggio alla radio turca danno Celentano.. Grazie ancora di tutto Fatih!



Terza tappa… turkish kebab…
23 luglio 2009, 22:52
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1-istanbul

birra sulla terrazza dell'ostello con Santa Sofia alle spalle

Siamo arrivati nella capitale Turca dopo altri 1000km (capitale non ufficiale, ma per diritto acquisito!).

Oggi abbiamo attraversato la Serbia e la Bulgaria senza soste se non per fare rifornimento e percorrendo sempre l’autostrada ove possibile. La velocità media resta comunque decisamente limitata per il traffico, per le condizioni del manto stradale non sempre impeccabili e per le prestazioni del mezzo che non ci consentono miracoli, soprattutto in salita! Ormai siamo bene organizzati anche per i turni di guida: un paio di ore a testa e poi riposo sulla inaspettatamente comoda panca posteriore mentre il passeggero fa da navigatore.

Le frontiere son state sempre una formalità finora. Quella turca è durata una mezz’ora. Là abbiamo incontrato in coda un altro team italiano su Panda. Sempre oggi abbiamo incrociato altre 4 Polo uguali a formare una carovana di Inglesi e un’ultima auto che era ferma presso un bar ma che non abbiamo riconosciuto.

Domani vorremmo approfittarne per riposare e visitare la città che Nico vede per la prima volta e che è rimasta nei cuori di Albi e Pietro. Faremo un veloce cotrollo all’auto e un giro al granbazaar per procurarci qualcosa di utile ed economico. Poi cena di pesce con un amico di Nico!

La missione prosegue quindi alla grande!! Gli umori sono buoni, il fisico risponde molto bene, la Panda pure..

Purtroppo non abbiamo ancora la possibilità per caricare le foto online. Ma a breve speriamo di poterlo fare.

Saluti a tutti..